Che lavoro fai? Vendo mutande usate online..

Negli ultimi anni, la rete ha dato spazio alle forme di guadagno più diverse. Tra le più insolite, ma reali, c’è quella della vendita di mutande usate — un fenomeno che, pur restando di nicchia, genera interesse e curiosità.
Sebbene l’argomento possa far sorridere, si tratta di un mercato esistente, con dinamiche precise e una domanda che, in alcuni paesi, è sorprendentemente costante.
Perché c’è chi compra mutande usate
All’insaputa di molti, esistono persone che acquistano indumenti intimi di seconda mano per collezionismo, feticismo o semplice curiosità. In rete, la vendita di capi usati — dalle scarpe ai vestiti vintage — è ormai una tendenza consolidata, e in questo contesto si inserisce anche questo tipo di scambio particolare.
È importante però distinguere tra il mercato legale dell’usato (quello, ad esempio, dei siti di second hand) e piattaforme che trattano oggetti “a tema” in modo esplicito, spesso non consentite in Italia.
Si può vendere legalmente in Italia?
In Italia non esistono piattaforme ufficiali dedicate alla vendita di indumenti intimi usati, soprattutto per motivi igienico-sanitari e normativi. Tuttavia, su alcuni siti di abbigliamento usato — come Vinted, Depop o altri marketplace internazionali — è possibile vendere biancheria mai indossata o solo provata, purché in buone condizioni e chiaramente indicata come tale.
L’aspetto legale quindi dipende dal tipo di prodotto e da come viene descritto. Chi desidera cimentarsi in questa nicchia dovrebbe sempre controllare le regole della piattaforma e attenersi a un linguaggio neutro e trasparente.
Un esempio (ironico) di annuncio sospetto
Per capire quanto sottile possa essere il confine tra la vendita di abbigliamento usato e quella di intimo “particolare”, basta leggere alcuni annunci pubblicati online.
Eccone uno di fantasia, ma ispirato a molti reali:
🧺 “Vendo completino estivo color pesca, indossato solo per poche ore, perfettamente pulito e profumato. Pezzo unico per amatori del vintage.”
Un testo così può sembrare innocente, ma tra le righe potrebbe nascondere un messaggio meno esplicito. L’ironia sta nel fatto che, spesso, le descrizioni più ambigue sono anche quelle che attirano più visualizzazioni — a conferma di quanto il web riesca a mescolare curiosità, malizia e creatività linguistica.
Come trarne spunto per un’attività online
Anche senza entrare in ambiti borderline, la popolarità di queste ricerche può suggerire idee di business legate a:
- Vendita di intimo artigianale o personalizzato;
- Creazione di contenuti o blog sul mercato dell’usato;
- Rivendita di abbigliamento vintage.
In altre parole, analizzare fenomeni curiosi come questo può aiutare a individuare tendenze reali del web e trovare nicchie ancora poco esplorate.
Altri lavori da casa non convenzionali
Il fenomeno della vendita di mutande usate rientra in quella categoria di attività online non convenzionali, che attirano curiosità proprio perché si collocano ai margini dei mercati tradizionali.
Un esempio simile, ma più strutturato e conosciuto, è quello del lavoro come camgirl, un’attività che alcune persone svolgono in modo professionale e che può essere considerata una forma di intrattenimento online con proprie regole, piattaforme dedicate e dinamiche economiche specifiche.
Se vuoi saperne di più, leggi anche il nostro approfondimento su come diventare una camgirl.
Come per ogni attività che coinvolge la propria immagine o elementi personali, anche in questi casi è fondamentale conoscere limiti legali, aspetti di privacy e sicurezza, per valutare con consapevolezza le opportunità e i rischi di un lavoro da casa alternativo.
Il valore dipende molto dal tipo di richiesta, dal contesto e soprattutto dal Paese in cui avviene la vendita. In alcuni mercati esteri, il prezzo può variare da 10 a oltre 100 euro per capo, a seconda delle caratteristiche e del grado di “personalizzazione” richiesto. Tuttavia, in Italia non esistono piattaforme che gestiscano questo tipo di compravendita, quindi i guadagni sono puramente indicativi e basati su mercati esteri.
Si tratta di un’attività di nicchia e non continuativa. Alcune persone che operano in paesi dove il fenomeno è più diffuso dichiarano guadagni saltuari, simili a quelli di chi vende capi vintage o accessori particolari online. È bene considerarlo più come una curiosità del web che come un vero e proprio lavoro stabile da casa.
Sì, chi decide di vendere capi d’abbigliamento (anche usati) può tutelare la propria privacy utilizzando nickname, profili dedicati e spedizioni neutre. È però fondamentale evitare qualsiasi riferimento personale, immagine riconoscibile o contenuto esplicito che possa violare le policy delle piattaforme. Anche qui, la trasparenza e il rispetto delle regole restano la priorità.
Il motivo principale è legato a curiosità e collezionismo, ma anche a fattori culturali e psicologici che differiscono da Paese a Paese. In molti casi si tratta di feticismo o interesse per oggetti unici, ma è un fenomeno di nicchia che rientra più nelle curiosità del web che in una reale opportunità di business diffusa.
Sì. Un modo più stabile e sicuro per restare in questo settore è vendere intimo artigianale, personalizzato o vintage, oppure aprire un piccolo e-commerce di lingerie o abbigliamento usato. Si tratta di mercati legittimi e in crescita, che permettono di lavorare da casa in modo regolare e creativo.

























